ULIMETO

Proseguendo oltre la chiesa di San Girolamo si entra nel territorio attribuito alla necropoli degli Uliveti. La zona è chiamata così perché comprende vari poderi denominati “uliveto”. E’ una parte delle pendici volterrane situata su di uno scosceso sprone che scende verso il fiume Era, proseguendo quasi parallelamente a quello sul quale si erge l’altra grande necropoli del Portone. La valle tra il crinale degli Ulimeti e quello del Golfuccio è detta di Pinzano e ha inizio dalla Porta di Docciola, per poi unirsi con il tratto compreso tra Via dei Filosofi e l’Ospedale. La zona degli Ulimeti si è rivelata, negli anni dei grandi scavi archeologici volterrani, una interessante necropoli, anche se era poco utilizzata con questa funzione poiché, per la sua vastità e particolarità dei materiali, esprimeva più l’apice economico e demografico di Volterra nel periodo di influsso culturale ellenistico. La zona sepolcrale, scavata nel corso del XVIII e XIX secolo, è ricoperta, nella quasi totalità, dagli edifici dell’Ospedale ex-Psichiatrico. Rimangono visibili due ipogei: uno, con atrio centrale e celle laterali, è situato sotto il padiglione Bianchi; l’altro, noto come Tomba Inghirami, è presso l’autorimessa del presidio ospedaliero. Scoperta nel 1861 dai fratelli Iacopo e Lodovico Inghirami, vi si accede da un dromos con scalini tagliati nel vivo. Di forma rotonda, l’ipogeo, sull’ ampio gradino che gli gira intorno, presentava numerose urne, una delle quali, per l’iscrizione sul coperchio, dichiara che il sepolcro appartenne alla famiglia Atia. Quando nel 1933 si procedette alla costruzione dei nuovi reparti dello Psichiatrico, emersero piccoli ipogei e nicchiotti, ma gli oggetti, tranne poche eccezioni, andarono persi. Tombe etrusche e romane furono poi scoperte sul Poggio alle Croci. Ma uno dei ritrovamenti archeologici più interessanti avvenne nel dicembre del 1755 quando, nel bosco del convento di San Girolamo, vennero alla luce quattro lamine di piombo di diversa grandezza, tre delle quali recanti l’incisione di caratteri etruschi, con una in particolare che è la più ampia iscrizione della lingua etrusca trovata nel volterrano. Ed ancora un altro importante reperto è il frammento di stele con iscrizione arcaica e vaso arcaico la cui cronologia è in stretto rapporto con la figura del guerriero che vi è impressa a rilievo. In più furono trovate 57 medaglie antiche. (E. Fiumi, pp. 349-351).

 

Cecilia Guelfi