A 425 metri di altitudine si trova l’antico villaggio con chiesa parrocchiale, intitolata a S. Pietro, nel piviere della Nera. Ulignano è situato su colline cretose tra le sorgenti di Era Viva e il botro Strolla. E’ ricordato dall’Alberti come Uligneto in un documento del 22 giugno 997, quando il vescovo di Volterra Benedetto allivellò alcune terre in Flabiano, al confine con Ulignano. Per la prima volta viene menzionato in una permuta in favore di un certo Camarino in data 1 giugno 991. Si dice che vi fosse un castello, di cui però non rimane traccia. Forse confuso con il castello di Ulignano in Val d’EIsa, il Targioni Tozzetti ricorda quello di Volterra fin dal 1015 come già appartenente alla comunità volterrana che nel 1251 si sottopose a S. Gimignano. Poi i volterrani riuscirono a riaverne il possesso, confermato dallo stesso Carlo IV.
Nel 1230, infatti, il castello vescovile di Ulignano fu occupato dai sangimignanesi durante il conflitto tra il vescovo Pagano e il Comune di S. Gimignano. Nel 1251 i nobili e il popolo di Ulignano, pur sottostando al vescovo di Volterra, si sottomisero al comune di S. Gimignano, giurando di custodire il loro castello ad honorem et utilitatem communis S. Giminiani. Fu allibrato nel 1327 e, in base a questo, il Fiumi calcola la popolazione di Ulignano a 21 fuochi nel 1327, scesi poi a causa delle peste della seconda metà del Trecento a 8 nel 1426. Dopo il 1082 fu del Comune di Volterra e’nel 1225, durante il governo del podestà Alberto da Segolari, scoppiò una lite tra il comune e il rettore della chiesa di S. Pietro in Ulignano.
Ai primi del Seicento, la località diventò possesso della famiglia Inghirami e Iacopo, l’ammiraglio della flotta granducale dei Cavalieri di S. Stefano, vi fece costruire la villa con l’aiuto di numerosi prigionieri barbareschi, catturati durante le sue spedizioni. Forse è per questo che i resti di due muraglie intorno alla villa si chiamano ancora” galera” o “galerino”.
Passato poi in proprietà dei conti Zucchini-Solimei, di Laura Campani, poi del Corpo Forestale, nel 1967, la villa fu acquistata dall’industriale cinematografico Franco Cristaldi e della celebre attrice Claudia Cardinale. Restaurata e ricondotta all’ antico splendore la villa, dopo la morte di Cristaldi, è passata agli eredi Cristaldi ed è stata dimora della moglie del produttore cinematografico, l’attrice africana Zuedi Arawia. Circondata da un parco immenso, la villa soprattutto nel periodo natalizio raccoglieva, quando ancora era vivo il regista, i più famosi personaggi del cinema e della televisione, come Alberto Sordi, Monica Vitti, le sorelle Kessler ed altri.
La fattoria che circonda la villa è una delle più estese del volterrano. Nei registri catastali del 1819 la villa è detta Fattoria e quindi comprendeva, oltre alla villa, un giardino, un tinaio, case coloniche, chiesa. li capitolo di Volterra vi possedeva beni fin dai primi dell’XI secolo e intorno al 1030 Alberto abate concedeva a livello beni posti in questa località.
In questa zona, particolare importanza ebbe la parrocchia di S. Pietro a Ulignano, oggi abbandonata. La chiesa fu edificata nel 1227 ed è citata nelle Decirne del 1275-1277, in quelle del 1303-1304 e nel sinodo Belforti del 1356, quale facente parte della Pieve de La Nera. Più volte rimodificata, dell’ originale chiesa romanica restano visibili i muri perimetrali e il campanile a vela con tre fori. Un tempo nella chiesa di Ulignano si trovava una delle pregevoli opere di Daniele Ricciarelli, detto il “Brachettone”. Si tratta di una “Madonna con Bambino e i santi Pietro e Paolo”, olio su tavola, oggi custodito nel Museo di Arte Sacra a Volterra. Fu dipinta intorno alla metà del Cinquecento, come dimostra la iscrizione sulla base del trono - An. Sal. MDXLV - e reca, nel cartiglio, un’ altra iscrizione omnes stabimus ante tribunal Christi. Un importante disegno preparatorio del Ricciarelli, testimonia, senza ombra di dubbio, la mano dell’ artista volterrano per la tela di Ulignano, che sembra essere stata realizzata in loco a seguito di una diretta impressione della “Deposizione” del Rosso Fiorentino.
Nel 1833 il Repetti ci dice che la parrocchia di S. Pietro a Ulignano presentava 159 abitanti. Il villaggio, a 50 metri dalla villa, che si estende sul crinale del poggio, fu abitata fino a pochi anni fa tanto che nel 1936 contava 46 abitanti, nel 1951, 27 e nel 1961 circa 20 abitanti.
Le colline di Ulignano dettero ai volterrani una pietra di alabastro detta «Cotognino», conosciuta meglio come «Pietra della Colombina», dal nome di colei che la vendeva. Cessata la sua estrazione, quando rischiava di far franare le fondamenta della villa, la pietra molto bella si può ammirare nell’ ornamento delle pareti della Cappella di San Paolo in Duomo, fatta costruire da Iacopo Inghirami tra il 1608 e il 1615. Sempre sulle colline di Ulignano vi si scavava anche un’ altra pietra di alabastro detta «Agatato», cioè con macchie cipollate ed occhi di vari colori, visibile nei quattro candelieri che ornano l’altare della Cappella di S. Paolo.
Ma queste colline sembra siano state importanti anche perché ospitavano templi etruschi, dedicati a divinità della campagna e dei boschi, confermati da alcuni ritrovamenti di bronzetti votivi proprio nello scosceso letto della Strolla.
Si ha notizia di uno spedale, esistente nel 1317, quando il rettore Bonaccorso paga al Vescovo il censo di una oncia di pepe. Nel 1348 Massimo di Ventura di Ulignano così disponeva: Et una de dictis dominibus Christi cum duobus cubiculis existentibus in dieta domo et voluit in perpetuum observari. (M. Cavallini, Gli antichi spedali della Diocesi Volterrana, pp. 117). Non sappiamo però se per questo lasciò un fondo e se il suo desiderio poté essere soddisfatto. Purtroppo oggi di quello che era 1’originario borgo, costituitosi attorno al castello, non rimane quasi traccia. Solo alcune delle antiche strutture murarie si possono ancora notare nella costruzione della seicentesca villa. Attualmente un figlio di Cristaldi è il titolare della società che possiede villa e fattoria.
Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline scoscese e formate di pietra di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde e il nero e, in alcuni strati, rosso. Definito, nel Cinquecento dal Falcondni come “sempre stato nudo, senza piante e con erbe squallide perché, come è fama, contiene dentro di sé, argento, rame e oro”, il Targioni-Tozzetti afferma “esservi vestigia di molti pozzi, anticamente fatti per scavare qualche miniera, e credesi oro”. Magari si fosse trattato di oro. In realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo. Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero merita di essere ricordato per le cosiddette “Cascatelle”, un corso di acqua che, dalla cima di Monte Nero, scorre lungo tutto il pendio, terminando con un salto di una trentina di metri. Bellissimo soprattutto quando c’è la piena e l’acqua, scorrendo sulla pietra e cadendo dall’ altura, crea una meravigliosa scenografia di giochi di colore.