Inghirami. – Famiglia, forse originaria della Sassonia, che appare a Volterra all’epoca di Ottone I (sec. 10°), con rami a Roma e a Prato. Al ramo pratese appartenne Gimignano; furono di Volterra Curzio, Francesco, Giovanni e Tommaso.

 

Inghirami, Curzio. – Archeologo e storico (Volterra 1614 – ivi 1655). Nel 1637 pubblicò alcuni monumenti etruschi che pretese di avere scoperto nella sua campagna di Stornelli presso Volterra (Etruscarum antiquitatum fragmenta) e che avrebbero dovuto portare nuova luce sui primi secoli della storia romana: la falsità di tali documenti fu dimostrata da Leone Allacci (Animadversiones in antiquitatum etruscarum fragmenta, 1648).

 

Inghirami, Francesco. – Studioso di antichità (Volterra 1772 – Firenze 1846), uno degli ultimi rappresentanti della cosiddetta etruscheria. Dalla carriera delle armi passò agli studi e all’arte del disegno, dipinse paesaggi toscani, fu direttore della Biblioteca e del Museo Guarnacci a Volterra. Le sue opere principali riguardano l’illustrazione di monumenti etruschi e di vasi greci; collaborò con D. Valeriani all’Etrusco Museo Chiusino (1833) e lasciò 16 volumi di una Storia della Toscana (1841-45) con ampia raccolta di notizie.

 

Inghirami, Gimignano. – Canonista (Prato 1370 – ivi 1460); uditore di Rota, dal 1451 Proposto di Prato, lasciò ricordo di pietà e di mecenatismo; scrisse Ricordanze (pubbl. 1888) e due opere giuridiche.

 

Inghirami, Giovanni. – Astronomo e geodeta (Volterra 1779 – Firenze 1851); entrò nell’Ordine degli Scolopi nel 1795; fu alla specola di Brera a Milano, poi (dal 1818) direttore dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Contribuì all’illustrazione geodetica e cartografica della Toscana fondata su rilievi e misure di precisione; cooperò alla formazione dell’Atlante Celeste dell’Accademia di Berlino.

 

Inghirami, Iacopo. – Ammiraglio (Volterra 1565 – ivi 1623), cavaliere dell’Ordine di S. Stefano (dal 1581); divenuto ammiraglio (1603), dopo aver sconfitto il corsaro barbaresco Murād ra’īs presso le Bocche di Bonifacio, tentò invano la conquista di Famagosta (1607), riscattando subito l’insuccesso con la presa di Bona. Nominato dal Granduca Cosimo II Governatore di Livorno (1617), dopo la vittoria di Eubea (1621), riprese l’antico comando.

 

Inghirami, Tommaso, detto Fedra o Fedro. – Umanista (Volterra 1470 – Roma 1516). Professore di eloquenza alla Sapienza a Roma e prefetto dal 1510 della Biblioteca Vaticana, autore di discorsi funebri, di lavori filologici, di carmi. In una rappresentazione a Roma dell’Ippolito di Seneca sostenne così bene il personaggio di Fedra da esser poi chiamato con tal nome. Celebre è il suo ritratto dipinto da Raffaello (Firenze, Pitti), del quale fu amico.

 

[Dal Dizionario Enciclopedico Italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma.]